Durante l’anno ci sono state diverse occasioni per noi studenti di avvicinarci allo studio della nostra città, Jesolo. Attraverso le voci e le storie di alcuni professionisti di diversi settori, abbiamo avuto modo di imparare molto sul passato di Jesolo e di approfondire certi aspetti legati alla storia antica e a quella più recente del nostro territorio.
INCONTRO CON FRANCESCA BUSANEL E VALENTINA PARPINELLI

Mercoledì 28 gennaio 2026, presso la nostra scuola, noi ragazzi del Giornalino e della Webradio, abbiamo ricevuto la visita di Francesca Busanel e di Valentina Parpinelli, due autrici che nel 2016 hanno scritto un fumetto sulla storia di Jesolo. Il fumetto si intitola “Jesolo attraverso i secoli, Marco Balbo racconta…”.
Francesca è la scrittrice e ha scelto di inventare un personaggio, Marco Balbo appunto, che accompagnasse il lettore nella narrazione della storia di Jesolo, mentre Valentina è un insegnante di religione che ama i fumetti e anche disegnare, infatti è l’illustratrice. Hanno scelto di raccontare la loro storia attraverso il fumetto per essere più dirette nella narrazione. Questa storia è stata scritta per vari motivi legati alla conoscenza del territorio; infatti, l’associazione mons. Giovanni Marcato, cioè il gruppo di persone che ha creduto in questa idea, ha adottato questo slogan: essere nel territorio e per il territorio. Un’altra ragione per cui è nato questo fumetto è la riflessione sui problemi di oggi, ma anche per approfondire la storia della comunità che ha abitato e abita questo territorio. Inoltre, all’iniziativa di Valentina e di Francesca si è aggiunta la proposta del camp estivo “Jesolo Mitica” pensato dal docente Dario Donadello, professore di greco, latino e lettere al Liceo Eugenio Montale di San Donà di Piave. Tramite questi progetti, si può riflettere sulla memoria collettiva e sul legame profondo tra la storia e la nostra identità, stimolando la creatività, lo studio e il senso d’appartenenza a questa magnifica città.
La trama del fumetto è molto semplice: il protagonista Marco Balbo, nasce nel 420 d.C. poco dopo la fondazione di Equilium e da quel momento è “immortale” e arriverà fino ai giorni nostri, vivendo la sua vita infinita a Jesolo e facendosi testimone e portavoce dei cambiamenti che la nostra città ha subito.
Le due autrici, dopo aver letto qualche passaggio del fumetto, ci hanno spiegato quali sono state le varie fasi per la realizzazione di questo progetto e noi siamo rimasti davvero colpiti dalla complessità di questo genere testuale. Ad esempio, per creare un fumetto, come per tutte le narrazioni, c’è bisogno di un’idea forte; Roald Dahl in un suo libro racconta che lui aveva lampi di ispirazione ovunque e in qualsiasi momento, quindi, per cercare di ricordare le proprie idee e iniziare a trasformarle, portava sempre con sé un semplice blocco per gli appunti e bastava che scrivesse poche parole per ricordarsi l’argomento. Mi immagino che sia andata così anche per Francesca e Valentina!
Un altro passaggio è verificare che l’idea sia valida e soprattutto provare a prevedere se può essere interessante per i lettori. Se l’idea è valida si passa alla documentazione e alla ricerca di fonti e quindi alla sceneggiatura e al disegno. Le autrici ci hanno confidato che questo è stato il passaggio più delicato perché bisogna che ci sia coordinamento tra parole e immagini. Si crea allora uno storyboard, cioè una bozza per vedere se i disegni possono funzionare e si fanno tutte le modifiche del caso. Nel fumetto è importante che le immagini prevalgano e che le parole accompagnino i disegni. La parte finale è quella grafica, anche questa una fase delicata: serve a creare emozioni e dare carattere all’illustrazione, infatti anche semplicemente dare un colore ai disegni richiede attenzione per ottenere l’effetto desiderato.

Che dire? Realizzare un fumetto è un vero e proprio atto creativo ed è un’ottima strategia per spiegare a noi ragazzi la storia della nostra città in maniera accattivante e coinvolgente.
INCONTRO CON SILVIA CADAMURO
Abbiamo avuto modo di partecipare anche ad altri incontri promossi dall’associazione Marcato, pensati per noi studenti. Nel primo quadrimestre, ad esempio, ci ha fatto visita l’archeologa Silvia Cadamuro che ci ha presentato le caratteristiche principali dell’archeologia e della storia di Jesolo nel Medioevo.
Ha evidenziato in particolare le varie fasi degli scavi di un archeologo. La prima parte prevede la localizzazione del territorio dove saranno effettuati gli scavi; dopo questo passaggio si procede a delimitare la zona scelta per far sì che nessuno possa intromettersi nella zona recintata. Un altro passaggio importantissimo è la divisione dei ruoli per fare in modo che il lavoro sia effettuato con cura e dedizione, poi si esamina il terreno per verificare che non siano presenti oggetti che potrebbero interferire durate il lavoro. Una volta trovati i reperti, vanno analizzati, puliti e vanno catalogati in base al secolo in cui sono stati creati e dai materiali da cui sono composti.
In queste fasi si utilizzano anche vari strumenti grandi e piccoli. Tra gli strumenti grandi citiamo: le ruspe, i bobclat cioè scavatori in forma più ridotta; invece quelli più piccoli comprendono pennellini, bisturi e scovolini. Si utilizza anche il gesso per trasportare i reperti più fragili.
L’archeologa ci ha fatto vedere delle ricostruzioni della Basilica di Santa Maria Assunta e della Chiesa di San Mauro. Un reperto che ci ha colpiti particolarmente è stata la Mansio cioè un ostello che comprendeva degli alloggi e dei magazzini nella parte che si affacciava sulla strada e su un altro lato dell’edificio erano collocati dei ganci per i cavalli.
Nella zona delle Antiche Mura è stata ritrovata la bottega di un fabbro che probabilmente produceva monete di argento perché gli archeologi hanno ritrovato una buca in cui si versava l’argento che veniva sciolto con il fuoco. L’argento fuso veniva poi colato in stampi circolari per formare le monete.
Gli archeologi hanno pensato che si fosse verificato un incendio di grandi dimensioni che possa aver causato gravi danni e quindi l’abbandono della bottega. Sono arrivati a questa ipotesi grazie alle tracce di bruciature sui muri; inoltre è un’ipotesi plausibile perché per abbandonare un’intera bottega di monete vuole dire che ci deve essere stato qualcosa di veramente grande, perché in quel periodo le monete d’argento erano le più preziose.
Ricapitolando, questi incontri sono stati molto utili: ci hanno permesso di “vedere da vicino” come si svolgono certi lavori e abbiamo imparato qualcosa di nuovo sulla nostra città. E’ importantissimo per noi ragazzi conoscere bene il passato del nostro territorio per preservarlo, tutelarlo e valorizzarlo.
di Camilla Busanel e Riccardo Veronese
