Avete presente quella stretta allo stomaco prima di un discorso importante oppure la leggerezza improvvisa dopo una bella notizia?
Le emozioni sono il colore più bello della nostra vita, si potrebbero interpretare anche come il migliore mezzo di comunicazione del mondo, comprensibile a tutti.
Potrebbe sembrare una cosa da nulla, ma questo è il modo in cui le persone che ci stanno accanto possono farsi capire anche senza dire una parola!
Darwin sosteneva che queste manifestazioni hanno una radice biologica ed evolutiva: i nostri antenati le utilizzavano come strumento di sopravvivenza per comunicare rapidamente intenzioni o pericolo, proprio come accade oggi nel regno animale.
Le teorie di Darwin rimasero a lungo dibattute fino a quando, circa un secolo dopo, lo psicologo statunitense Paul Ekman decise di metterle alla prova. Attraverso studi condotti in tutto il mondo, comprese tribù isolate nella Nuova Guinea che non avevano mai avuto contatti con le popolazioni occidentali, Ekman dimostrò che le espressioni facciali non sono apprese culturalmente, ma sono innate. Egli identificò quelle che oggi sono le sei emozioni primarie: RABBIA; PAURA; DISGUSTO; SORPRESA; GIOIA; TRISTEZZA.
Vi siete mai chiesti come e in quali occasioni utilizziamo le emozioni?
Esistono principalmente tre modi:
L’INTELLIGENZA EMOTIVA
In passato, soprattutto in contesti formali o lavorativi, le persone tendevano a nascondere ciò che provavano e tendevano a contenerlo; invece oggi, grazie agli studi sull’intelligenza emotiva, questi aspetti sono considerati strumenti di conoscenza. Li utilizziamo per capire meglio noi stessi, migliorare le relazioni con le persone e prendere decisioni equilibrate e, soprattutto, c’è una maggiore libertà sociale nell’esprimersi.
L’EMOZIONE COME “VALUTA” SOCIALE
Se un tempo le emozioni appartenevano alla sfera privata o alla comunità ristretta, oggi sono diventate un contenuto pubblico. Un semplice esempio possono essere i social media: utilizziamo le emozioni per generare ENGAGEMENT, cioè coinvolgere il pubblico che deve capire come ci sentiamo. L’emozione è diventata una forma di narrazione di sé: “Mostro cosa provo per definire chi sono”.
LINGUAGGIO DIGITALE
Il modo in cui usiamo le emozioni quotidianamente è tecnicamente cambiato. In passato l’emozione passava per il corpo. Se non eri presente fisicamente, usavi la scrittura, che però richiedeva tempo e riflessione. Oggi invece utilizziamo emoji, sticker, e gif per dare un colore emotivo a messaggi che altrimenti sembrerebbero freddi e senza tono. Questo ci permette di essere più veloci, ma a volte rende l’emozione finta e meno spontanea: scegliamo quale faccina usare per proiettare un’immagine precisa di noi.
Fin da piccoli siamo abituati ad associare ogni emozione ad un colore.
Ti è mai capitato di sentirti “nero di rabbia” o di pensare che una bella giornata sia “solare o gialla”? Associare i colori a ciò che proviamo non è solo un modo di dire, ma un mix tra biologia e psicologia.
Tutto parte dal nostro corpo: quando ci arrabbiamo, il sangue affluisce al viso facendoci letteralmente diventare rossi, mentre i colori blu o verde tendono a farci rilassare perché il nostro organismo li associa alla calma e alla quiete della natura trasmesse ai nostri antenati, di conseguenza comporta una diminuzione della pressione e del battito cardiaco.
Questo legame affonda le sue radici nella nostra storia. Sin dalla preistoria, il cervello ha associato il giallo del sole all’energia e il nero al timore e all’ignoto. Oggi queste sensazioni naturali sono rinforzate da libri o film come lnside Out, che crea un linguaggio visivo comune. In fondo, dare un colore a un sentimento è il trucco più efficace della nostra mente per rendere visibile l’invisibile, aiutandoci a dare un nome e una forma a stati d’animo altrimenti difficili da spiegare.
Se Darwin spiegava che arrossiamo per vergogna o rabbia a causa dell’afflusso di sangue al viso, la psicologia moderna ha fatto un passo avanti: abbiamo iniziato ad associare stati d’animo specifici a determinati colori. Non è un caso se diciamo di essere “neri dalla rabbia” o che vediamo” tutto rosa e fiori” quando siamo felici.
I colori sono diventati il linguaggio visivo delle nostre sensazioni. Abbiamo appreso i segnali del corpo e li abbiamo trasformati in una “mappa emotiva” che oggi usiamo per comunicare tutto, dalle divise delle squadre di calcio fino alle emoji da inviare.
In conclusione, che si tratti del rossore improvviso studiato da Darwin o delle scelte ragionate di un emoji colorato sul nostro smartphone, le emozioni restano il nostro linguaggio universale.
Capire che associamo un colore a un sentimento ci ricorda che non siamo solo macchine biologiche, ma individui che cercano costantemente di dare un senso a ciò che proviamo.
Forse il segreto per vivere meglio le nostre relazioni a scuola e fuori non è nasconderle dietro uno schermo, ma imparare a riconoscerle e ad accettarle, consapevoli che ogni emozione -proprio come ogni colore- ha un ruolo fondamentale nel grande quadro della nostra evoluzione.
di Busanel Fiorindo Camilla
